È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con ordinanza del 29 settembre 2017, n. 22813, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Bari.

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal fatto che TIZIO convenne dinanzi il Tribunale di Bari il sig. CAIO e la Fantasia Assicurazioni, premettendo di aver subito un incidente a causa dell’autovettura Alfa Romeo di proprietà del CAIO.

Che, a seguito del sinistro, erano risultate la distruzione del proprio mezzo e gravissime lesioni personali con conseguente sottoposizione ad intervento chirurgico ed l’accertamento del danno biologico per complessivi euro 104.692,05, di cui chiedeva il risarcimento.

 

CAIO, costituendosi in giudizio, rappresentò che il sinistro si era verificato a causa del comportamento di un soggetto terzo, il sig. MEVIO, il quale, violando il codice della strada, aveva urtato in modo violento l’auto di CAIO che aveva, a sua volta, sbandato, oltrepassato la propria corsia di marcia e investito la Panda del Gargano.

Il Tribunale di Bari, quale giudice di appello, rigettò la domanda di risarcimento del danno in base alla preminente ratio decidendi che impediva di attribuire a CAIO la causalità materiale del sinistro in quanto lo sbandamento, il capottamento, l’invasione della corsia opposta di marcia e l’urto con l’auto di TIZIO erano stati provocati dall’autovettura di un terzo.

Il Tribunale escluse, pertanto, il nesso eziologico strutturale e materiale tra l’impatto subito da TIZIO e la condotta di guida del convenuto.

In appello TIZIO ripropose le proprie tesi criticando la sentenza sul punto relativo all’assenza del nesso eziologico materiale o strutturale. Il Giudice ha confermato la sentenza di primo grado.

Il giudice d’appello ha applicato gli artt. 41 1° e 2° co. c.p. che, in presenza di una molteplicità di cause, antecedenti, contemporanee o sopravvenute, consentono, tuttavia, di individuare se fra tutte le serie causali, ve ne sia una da sola idonea alla causazione del sinistro, interpretando questa sola quale causa del sinistro.

Il giudice ha applicato, nel caso in esame, il criterio della “causalità adeguata”4 “del più probabile che non” in base ad una valutazione prognostica con valutazione ex ante. In altri termini, ha ritenuto il giudice d’appello, l’impatto dell’auto di CAIO contro quella di TIZIO non poteva ritenersi conseguenza “normale” della condotta di guida del primo.

Escluso pertanto il rapporto di causalità, la Corte d’appello ha rigettato il gravame.

Avverso la sentenza TIZIO propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente TIZIO con il primo motivo denuncia la violazione ed errata applicazione dell’art. 2054 c.c. — in relazione all’art. 41 c.p. e 2055 c.c.

Censura la motivazione dell’impugnata sentenza in punto di valutazione del nesso causale tra il fatto e il danno.

Richiamando la giurisprudenza a Sezioni Unite della Corte, sulla quale si era basata la sentenza impugnata, viene censurata la stessa nella parte in cui, nel negare la causalità materiale tra il comportamento di CAIO e il danno arrecato a TIZIO, avrebbe escluso qualunque imputabilità del fatto a CAIO, in spregio degli artt. 40 e 41 c.p. che trovano applicazione anche nel campo civile.

Secondo il ricorrente, inoltre, in base all’art. 2055 c.c. coloro i quali hanno provocato un danno se il fatto dannoso è imputabile a più persone, esse sono tutte obbligate in solido al risarcimento del danno e il fatto che il danneggiato si sia rivolto in giudizio contro uno solo degli autori del fatto dannoso non comporta la rinuncia alla solidarietà.

Sulla base di questi presupposti la Corte d’appello avrebbe dovuto applicare l’art. 2055 c.c. che mira, non ad alleviare la responsabilità dei concorrenti nella produzione del danno, ma a rafforzare la garanzia del danneggiato, consentendogli di rivolgersi, per l’intero risarcimento, a ciascuno dei soggetti responsabili senza doverli perseguire pro-quota.

La decisione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata ordinanza n. 22813/2017, ha ritenuto i motivi non fondati ed ha rigettato il ricorso.

Precisa la Suprema Corte che sue precedenti pronunce, in particolare Corte di Cassazione, SSUU, n. 576/2008 ha distinto la responsabilità strutturale o materiale da quella giuridica che collega l’evento al danno: in applicazione di tale sentenza la Corte d’appello ha escluso il coinvolgimento di CAIO nella responsabilità materiale o strutturale dell’evento.

È infatti evidente che non è stata raggiunta la prova della causalità adeguata ed indipendente di CAIO nella produzione del danno, ma piuttosto lo stretto collegamento tra il primo incidente, subìto da CAIO e lo sconfinamento di quest’ultimo nella mezzeria di percorrenza di TIZIO.

In base agli artt. 40 e 41 c.p. un evento è causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo.

Nel caso di specie non può ritenersi che CAIO avrebbe comunque invaso la mezzeria, provocando l’incidente con TIZIO se non avesse a sua volta subìto l’incidente con il terzo danneggiante né può applicarsi la presunzione di cui all’art. 2054 co. 2 c.c. della pari responsabilità dei veicoli nella produzione del danno in quanto, a parte la sussidiarietà di tale presunzione, che è sempre superabile con la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, la presunzione di eguale concorso opera solo nei rapporti tra conducenti dei veicoli entrati in collisione, restando invece esclusa nei rapporti tra i conducenti di altri veicoli (Corte di Cassazione, Sez. III, sentenza n. 61/1991).

Peraltro, soggiunge la Cassazione, sua precedente giurisprudenza ha altresì escluso la presunzione dell’eguale concorso di colpa di ciascun conducente nello scontro tra veicoli qualora l’incidente stradale si verifichi in due fasi, con un primo impatto tra due veicoli e con una seconda collisione fra uno di essi, distaccatosi dall’altro a seguito di sbandamento con un terzo veicolo, a carico del proprietario dell’ultimo veicolo.

Infine, ne può ritenersi pertinente la giurisprudenza relativa all’unicità del fatto dannoso richiesto dall’art. 2055 c.c. ai fini della configurabilità della solidarietà tra i diversi autori dell’illecito, perché la stessa presuppone che le singole azioni, ancorché distinte, abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del medesimo evento di danno, il che, nel caso di specie deve essere escluso (Corte di Cassazione, III, 12/3/2010 n. 6041; Corte di Cassazione, III, 24/9/2015 n. 18899; Corte di Cassazione, III, 25/9/2014 n. 2012).

Link all’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con ordinanza del 29 settembre 2017, n. 22813 

 

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